ATTENZIONE: mi è stato fatto notare che questo post potrebbe essere interpretato come una cronaca di vita vissuta. Questo non è un racconto di vita vissuta ma un racconto.
Generalmente non scrivo di persone che conosco. Perchè ho paura che poi leggano quello che penso DAVVERO di loro e mi denuncino. Come è già successo.
Allora preferisco usare nomi fittizi e amplificare la portata delle situazioni che descrivo per depistare eventuali aspiranti Sherlok Holmes dall’esposto facile. Ma ho una trepidante voglia di raccontarvi che tipo di persona ho conosciuto tempo fa.
Si tratta di una donna, una ragazza dal nome improbabile. Vi starete chiedendo se l’improbabilità appartiene alla mia fantasia o alla realtà.
Fatto sta che non vi dirò che si chiama BENEDETTA.
![19981011_teresa_benedetta_della_croce[1]](http://www.stefanocobucci.com/blog/wp-content/uploads/2011/12/19981011_teresa_benedetta_della_croce1-211x300.jpg)
Il nome non è casuale. Lei benediva tutto. Con una bestemmia.
La sua proverbiale finezza era conosciuta da tutti. Soprattutto nei cessi degli autogrill sulla Roma-Napoli. Aveva stretto amicizia con il più tenero dei camionisti del tratto autostradale, sin da bambina adorava citare le loro parole in qualsiasi contesto. Era una spugna, la dolcezza fatta persona, una proverbiale bambina prodigio.
Ma la colpa non è la sua.
Crescendo aveva appreso che il suo futuro nel savoir-fair sarebbe stato per sempre strettamente connesso a quello della fioraia del Verano, lato Tiburtina.
Era dolce quanto un tortino di merda.
Ma la colpa non è la sua.
Un bel giorno ci incontriamo e ci scambiamo la saliva. Ma prima di darmela ce ne passa di tempo. La storia appariva da subito abbastanza complessa: non riuscivo a capire se aveva un tappo o semplicemente i cavi cervello-organi sessuali si fossero dissaldati. Ogni tanto qualche input riusciva ad attraversare la corteccia cerebrale ed arrivava a destinazione, ma erano segnali deboli e flebili, come la sua falsa moralità costruita a pennello.
Ma la colpa non era la sua.
Avevamo stabilito che la sua vera storia non si sarebbe intromessa nella nostra, che si sviluppava prettamente in orario lavorativo. Avevamo stabilito, in realtà lo scettro del potere lo aveva lei, che fuori dalle 8 ore la mia presenza non era necessaria. Diciamo che rappresentavo più che altro un impegno full-time parallelo. Il resto della sua giornata era dedicato esclusivamente al suo cervo a primavera.
Non amava che le venisse ricordato che aveva fatto ad un altra persona, che probabilmente era ed è ignaro della sua reale natura, una promessa di fedeltà e lealtà in amore.
Ma queste cose sono sempre molto suscettibili in base al mestruo. Io posso anche giurarti fedeltà, ma se i miei spasmi muscolari dovuti all’ovulazione mi portano a pensare che ho voglia di cazzo.. non ci stà matrimonio che tenga.
Ma la colpa, ovviamente, non era la sua.
Quello che mi disturbava, e che mi disturba ancora, è che portava avanti come stendardo giustificativo delle sue buoni azioni l’affetto che, diceva, provava nei miei confronti. Come dire, tradisco il mio uomo e ti ferisco nell’orgoglio e nei sentimenti semplicemente perché ti voglio bene.
Come dire, vado in un asilo nido armato di bazooka e/o accetta affilata a devastare piccoli corpicini indifesi e ancora profumati di ammorbidente perché ho una voglia repressa di maternità.
Come dire, mi faccio inculare da un team di asfaltatori a lavoro il 16 di luglio perché quando corro a 120 per lasciare il numero sulle porte dei cessi dell’autogrill detesto le buche improvvise e i raccordi tra i ponti.

Ma la colpa, ovviamente, non era la sua.
Una cosa, però, non è vera.
Cioè che che quella qui sopra è l’unica cosa che mi disturba.
L’ultimo elemento che mi fa aizzare come un pittbull al quale si agita un osso insaguinato davanti gli occhi è la presunta integrità morale che sventola in occasioni come discussioni di gruppo su fedeltà, correttezza, precisione sul lavoro e nella vita privata. E’ buffo, però, che quando si presentano le occasioni per smascherare le persone.. le stesse ci si fiondano dentro come Sasha Grey in una gang-bang. Come se provassero il reale desiderio di essere scoperte.
E vince sempre, questa gente, perchè di fronte a loro rimangono impalati stuole di coglioni che non hanno alcun interesse a contestare quello che stanno sentendo. Mai nessuno che dice “ma cosa cazzo blateri, faccia di merda, di principi e valori quando dopo le 14 il tuo liquido vaginale si mescola con quello del tuo collega in un tripudio di sinapsi che FINALMENTE, dico io, accende quelle due o tre lampadine atte ad illuminare il tunnel di ipocrisia che ti sei costruita a pennello per cercare di passare inosservata agli occhi di chi ti ha sgamato? Dove sei nata? A Via della Fregna 69? ”
Ma la colpa, chiaramente, non è la sua. Bensì di quelli come me che non resistono al richiamo della gnocca a primavera.
Come dio ho staccato una costola dalla mia creazione e ne ho fatta un’altra.
Sto parlando di uno spazio web, ovviamente, che ospita degli estratti audio della mia giornata.
Se volete sapere di cosa sto parlando, andate nella pagina INFO del progetto e leggete.
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Uno dei motivi fondamentali per i quali non leggo ALCUN giornale edito e distribuito in Italia (anche Il Fatto Quotidiano non è esente dalla mia personalissima scelta) è per il fastidioso sensazionalismo emozionale che tendono a volerti suscitare durante la lettura.
Non ero ancora mai riuscito a metterla in parole questa scelta così poco patriottica ma ce l’avevo dentro la testa che lavorava. Mi sentivo, a volte, in colpa quando eventi degni di nota venivano evidenziati nei giornali come in questo caso. Allora lì mi facevo forza, uscivo di casa, compravo il giornale e tornavo lasciandolo nel primo posto utile a pulire i vetri.
Sgamato questo inghippo mi sono detto “ma sono idiota?“.
Effettivamente si, l’atteggiamento era quello da pecorone impasticcato preso dall’euforia della cresta dell’onda.

Cosa mi ha spinto a ragionare? Quest’articolo, linkato ieri dal buon Simone su Facebook, che ha dettagliatamente analizzato il processo secondo il quale l’apparato informativo italiano mi risulta (e sfido chiunque a dire il contrario) pieno di buchi e trappole per i cervelli poco allenati o per quelli appena arrivati al mondo dell’informazione approfondita. Per quelli che non si accontentano solo della notizia in sè ma che vanno a fondo, cercando la fonte e verificando tramite altri giornali non solo la veridicità della stessa ma confrontando la notizia con altri articoli di altre testate.
E’ come offrire il pranzo ad un’obeso sperando di spendere poco.
BBC News: “Un diciottenne é stato accoltellato a morte a Londra, su una delle vie delle shopping piú affollate del Regno Unito”.
Repubblica: “L’omicidio sotto gli occhi atterriti di migliaia di persone in fila per gli acquisti durante il Boxing Day, l’avvio delle vendite scontate a Londra. La polizia ha arrestato sei giovani di colore. In serata il secondo accoltellamento, fermati altri tre ragazzi. Forse una guerra tra le gang della città.”Titolo di BBC News: “Accoltellamento ad Oxford Street: teenager muore vicino a Foot Locker”.
Titolo di Repubblica: “Sangue a Londra sui tradizionali saldi. Due accoltellati a Oxford Street, uno ucciso”.BBC News: “Tre maschi sono stati arrestati e sono in custodia. Il capo ispettore della polizia ha dichiarato che si pensa due gruppi di giovani fossero “opposti l’uno all’altro”.
Repubblica: “Sei giovani neri sono stati fermati, ma non è ancora chiara la ragione del delitto. Uno di loro sarebbe ferito. Il coltello a serramanico usato per l’omicidio è tipico delle guerre tra gang”.quote ripresi dall’articolo originale già linkato sopra .
Notate qualche differenza sostanziale, per caso? Dai vi prego.
Oltre a questo grande quote qui sopra, che mi lascia un amaro in bocca che non avete idea, ci sta pure che si spende un botto di soldi in carta quando i prodotti più venduti oggi in Italia sono smartphone e tablet, quando Apple con la vendita di iPhone ed iPad ha messo al pizzo 100 milioni di dollari.

Quando passiamo +8 ore davanti ad un PC per lavoro, che senso ha comprare un giornale stampato su carta (che di riciclato non ha un cazzo, secondo me), distribuito usando enormi automezzi alimentati a bazinga ?
Dai su, facciamo i seri.
Se Facebook fosse di carta, non avremmo più nemmeno un albero in circolazione.

