E tu, lo vuoi un biscottino?

SoapSkin-001

Non mi va di parlarvi, nè di scrivervi. Basta post chilometrici in cui vi illustro quanto di bello sto ascoltando in questi giorni. Passiamo ai fatti.

Questo è il blog del fare.

Soap&Skin: cantante e attrice austriaca. Nata nel 1990. Nel 1990!!! Afferma che robba del calibro di Björk, Nico, Aphex Twin e Arvo Part hanno avuto un’influenza notevole sulla sua musica e nella sua vita. Arvo Part. Una donna musicista influenzata da Arvo Part. La sua musica non può che piacermi. Pochi giorni fa è uscito il suo nuovo album, “Narrow“, e il precedente “Lovetune for Vacuum” (il cui titolo è già tutto un dire sulla profondità del lavoro) dal quale è tratta la seguente musichina dove una macchina da scrivere batte il tempo a dei lamenti incomprensibili:

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UPDATE: Non posso non rendervi partecipi della gioia che ho provato nel sentire il testo di questo pezzo, l’altro ieri, mentre mi facevo una bella camminata fra la neve caduta copiosa a Roma:

I search in snow, in vain
For your footsteps trail
I have to kiss them
With my scalding tears
Until I see the ground

Bury me under ice
Smother me under the eyes
And snow

Please, extinguish me

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Come non commuoversi quando sibila “ti prego, cancellami” e giù lacrime.

Burial: non sono mai impazzito più di tanto per il dubstep. Per quello puro poi, non ne parliamo. Relazione complicata, la mia. Ma oggi mi è capitato questo nuovo EP di Burial che fa girare la testa. Proprio in questo momento ce l’ho in loop in cuffie Bose. Non vi dico che beat.

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Byetone: non mi ricordo di averne mai parlato ma in pratica si tratta di un amichetto di Alva Noto. Uno di quelli che si scambiano i pattern musicali durante il weekend. Questo nuovo lavoro è una bomba, perché aggiunge quel tocco musicale che mancava ai rumori che produce. Fidatevi se vi dico che questa robba non è per tutti. Ma io la amo.

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We have band: mentre mi faccio accarezzare dalla voglia di tornare a trovare la capitale anglosassone, ecco apparire nel mio iTunes questi pazzarelli che producono le loro musichine assieme ad uno che non ha curriculum: Gareth Jones. Ecchicazzoè?
Nessuno, solo quello che ha reso possibile Construction time again, Some great reward, Black celebration ed Exciter dei Depeche Mode. Robbetta, niente di che.

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Thegiornalisti: sono un bell’esperimento, per le mie orecchie. Nel senso che di solito non ascolto questo tipo di musica perché non mi entusiasma. Ma questo gruppo romano ha qualcosa in più. Riesce ad elaborare il mood dell’indie scazzato che oggi va tanto e renderlo interessante. I testi? Vincono.

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Kaos: quanto di più lontano dai miei gusti sopraffini? Ma è questo che mi stimola: sperimentare. Ed eccomi qui ad ascoltare il top del top del rap italiano. Esagero? Non lo so, ma la cosa che mi disturba (occhio che qui mi dilungo) è questa: il rap italiano UFFICIALE (il calibro dei nomi richiamati quando dico ufficiale è robba tipo Dj Gruff, Colle der Fomento, Neffa, Sangue Misto ecc ecc) scimmiotta nello stile e nella struttura dei pezzi il rap americano. Non introduce nulla di nuovo, secondo i miei modestissimi gusti, che mi consente di dedicare più interesse del previsto al genere. Preferisco un artista tipo Caparezza, che butta dentro al calderone una miriade di elementi che apparentemente non c’entrano una cippa con il rap ma che ben coesi danno il suo porco risultato. Però Kaos è Kaos. La voce è particolare, i testi pure, lui mi pare un ragazzo con la testa sulle spalle. (“c’è chi si chiude in casa e poi si fuma la paura“)

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Ragazzi, dovreste pagarmi per questa perla.
Perlamadonna.


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