Moviebarcode

Il “gioco” consiste nel prendere ogni frame del film, allungarlo e posizionarlo affianco al seguente, e così via fino alla fine del film.

Il risultato è il seguente:

Apocalypse Now

Ed il film è Apocalypse Now.

L’idea è SPLENDIDA. Io sto già in fissa, quindi probabilmente comprerò le stampe dei film che amo. E qui trovate la lista dei film.

Non so altro del progetto, so solo che la lista dei films disponibili è gigante. Trovate il vostro e tappezzate le pareti di casa con i moviebarcode. Se lo meritano.

Love – un film di relazioni umane senza relazioni umane

E’ parecchio difficile parlare di un film che hai scelto di guardare senza prima informarti. Perche’ l’effetto che si rischia di ottenere è quello della confusione più totale, di dover fronteggiare un’aspettativa minima che ti sei fatto prima di mettere il culo sul divano e poi di combattere con diversi fattori che rendono il film piacevole, splendido, una cacata epica e via dicendo.

Quando ho scelto LOVE, l’ho fatto solo perché la cover e la breve descrizione indicavano una storia di un’astronauta su una ISS (Stazione Spaziale Internazionale) che si imbatte in una scoperta che metterà a dura prova tutte le sue convinzioni.

Io non mi aspettavo di assistere ad un film del genere, ero piuttosto convinto che fosse la solita menata con alieni cattivoni o esponenti del merdoso genere umano convertiti al lato oscuro che tentano in tutti i modi di far bruciare il mondo.

Ed invece..

Questo LOVE (2011) affronta il tema delle relazioni umani, del bisogno di comunicare e della sua necessità. Quanto di più azzeccato per me?
E fronteggia il discorso in modo abbastanza atipico, scartando tutta una serie di tricks che a livello di regia avrebbero potuto facilitare il racconto: posiziona l’astronauta Lee Miller al centro di se stesso, nell’assoluto niente, per un tempo indefinito (solo a fine film sapremo quanto tempo è passato dal suo ultimo contatto con la terra, ma la cosa è assolutamente irrilevante) a condurre un’esistenza di totale assenza di contatto con l’esterno o qualunque essere umano e non. Abbandonato totalmente a se stesso si traghetta nell’incertezza più buia con la pazzia latente sempre in agguato pronta ad impossessarsi della sua mente.
Vorrei, ora, scrivervi “quando un giorno succede che..” ma non renderei onore allo splendido percorso interiore di Lee.

Non voglio dire altro. LOVE vale la pena vederlo, amarlo, odiarlo, condividerlo con chiunque, anche con gli amanti del classico film d’amore.

Una nota d’onore a William Eubank e all’incipit del film, uno dei più belli e controversi mai visti ad oggi su un film di natura spaziale e astronautica.

La colonna sonora è splendida, minimal e “rock” e quando ho letto a chi appartiene sia l’esecuzione della musica che l’idea del film ho avuto un embolo inaspettato: Tom DeLonge, chitarrista cantante dei Blink-182. Con il suo attuale gruppo, gli Angel & Airwaves ha prodotto e musicato l’intero film. Ma dimenticate di sentire “what’s my age again?” o simili durante il film. Sarà una cosa che apprezzerete, ne sono quasi sicuro.

Esistono due album degli Angel & Airwaves, chiamati Love e Love pt.2 . La seconda parte è uscita il 14 febbraio 2011, assieme al film stesso.

Vorrei fermarmi qui, perché per quanto se ne dica, parlare di un film è inutile se non si è visto. Ed io in questo momento mi sento come l’astronauta Miller.

Quindi, guardatelo, ora.

Ancora una volta su Batman – The Dark Knight Rises

Sebbene il tono della recensione sia tendente molto allo scherzo e allo sfottò, quanto detto nel link sotto si avvicina di gran lunga al mio pensiero in onde lunghe sul film. Che vuol dire? Che spenti tutti gli euforismi e le macabre difese che in cuor nostro proteggono Nolan e la sua ultima opera sul Batman, quello che ne esce fuori (quindi potenzialmente la vera realtà di ciò che si pensa sul film), è a grandi linee ciò che lui di Sushiettibili dice qui.

The Dark Knight risorge e chiude il carrozzone

Mi ci sono voluti un pò di giorni per capire di cosa parlasse l’ultimo capitolo della saga di Batman vista dagli occhi dei fratelli Nolan.

Devo dire che questi giorni li ho anche impiegati per sbollire la rabbia per aver visto questo film, così atteso da tutti ma soprattutto da me, con di fianco un individuo che non conosce l’esistenza dei fazzoletti per soffiare il naso nè lo sciroppo per la tosse. Nè le buone maniere, ovviamente. Per questo vi rimando alle mie considerazioni su come guardare un film in sala. Anticipando che non metterò mai più piede in una multisala in vita mia.

Per quanto riguarda il film, sarò breve.

L’ho trovato molto caotico nel raccontare la storia. Ho avuto come l’impressione che ci volesse dire tutto quello che era rimasto da dire, senza andare più di tanto a fondo, cosa che aveva invece fatto nel secondo capitolo assieme al Joker di Ledger, ed un pochino ci aveva iniziato nel primo con il racconto della nascita del personaggio Batman.

Le soluzioni “tecniche” sono eccellenti, scenografie, costumi, luci, musica… tutto perfetto. Ovvio, Nolan è Nolan ed i particolari sono importanti tanto quanto i primi piani. Alcuni attori lasciati volutamente al margine per enfatizzare la sua nemesi, apprezzabile, non c’è che dire. Ma quella sensazione di film incompiuto che ho avuto per tutto il primo tempo e metà del secondo mi hanno convinto che sia quasi fisiologico realizzare una trilogia in cui almeno uno dei film deve essere il più deboluccio di tutti.

E credo che in questa di Batman l’anello debole sia proprio The Dark Knight Rises.

Il personaggio di Catwoman è fastidioso e urtante così come deve essere, Bane è un trattore schiacciasassi sia nelle intenzioni che nelle modalità in cui sostiene le sue convinzioni (per la voce italiana Filippo Timi ha fatto un lavoro PESSIMO). Alfred encomiabile come sempre, Gordon ha reso più sul letto morente che in tante altre occasioni, mentre abbiamo un briciolo di Robin che a parer mio lascia aperta una piccola e difficilissima porta da aprire per i futuri che si vorranno interfacciare con un nuovo episodio di Batman.

Come se Nolan dicesse “ora io ne ho fatti tre, li ho resi dei quasi-capolavori raccontando bene o male un pò tutto. Manca Robin, ci pensate voi?”

Jonsi – Go Quiet

Piccolo post per suggerirvi di approfittare di questo download, gentilmente offerto dalla casa in versione gratuita.

Trattasi del “concerto” suonato dal solo Jonsi (leader dei Sigur Ros) del suo album solista “Go“. Le location sono numerose e tutte molto particolari, così come le riprese video e tutto il resto. L’album è suonato nel modo più minimal possibile; alcuni pezzi sono eseguiti anche solo dalla sua voce e niente più.

Il consiglio è, ovviamente, di accattarvelo subito.

Se non lo fate, caxxi vostri.