Category Archives: serie tv
Walking the Dead
La bomba
Tralascio il fatto che provo una spiccata voglia, in questo momento della mia vita, di entrare a far parte di una cosa del genere:

guadagnarmi la fiducia del capo villaggio e di tutta la tribù per poi svegliarmi nel bel mezzo del sonno, imbracciare la vanga e spaccare tutte le teste dei saggi del campo mentre stanno producendo il sogno più erotico ed eccitante della loro vita. Uno dei tanti.
E’ un bisogno represso di giustizia? Un livellare le questioni ancora aperte e rimetterle a paro? Un’esigenza di un certo peso o solo pura follia della domenica?
Non lo so, me ne fotto. Spero solo di non entrare mai in una comunità del genere. Per loro.
La cosa che mi disturba è la quantità di stronzate che mi (e ci) iniettano nella testa giornalmente. Non ne faccio un discorso italico (invece si, è proprio un discorso peninsulare). E sono straconvinto che il legame tra queste fregnacce e i nostri corpi sia di gran lunga più stretto di quanto non pensiamo.
Ad esempio: mi porto dietro una bronchite con conseguente fastidiosissima tosse da quasi 3 settimane ormai. Il mio culo ha visto 2 diversi antibiotici in 2 diversi dosaggi e con 2 diversi spettri d’azione. Nonostante questo, la malattia mortale non passa. Complice anche la mia negligenza, lo ammetto, che mi ha fatto spippare 2/3 sigarette il giorno dopo aver terminato il primo ciclo.
Ma vogliamo aggiungere la ciliegina? Dopo aver iniziato il secondo ciclo di cura con antibiotico dal nome improbo, le condizioni meteorologiche universalmente riconosciute come ECCELLENTI a Roma in questi tempi mi si sono rivolte contro ed ho preso una di quelle freddate che farebbe rizzare i peli del culo pure ad una statua di cemento.
Risultato: un raffreddore epico che così non l’ha mai visto manco un Haitiano in ferie a Capo Nord a gennaio.
E voi pensate che non ci sia un legame tra i due antibiotici, le lobby farmaceutiche, le minchiate che ci sparano in testa giornalmente h24 su ogni mezzo di informazione (compreso internet!) e la mia bronchite?
Come credete che il mio desiderio di fare irruzione nel sonno del vetusto Amish di turno non abbia un nesso con tutto quanto spippolato qui sopra?
Ora basta. Non ne posso più di sentir blaterare i buchi dentati del primo che passa in tv, su un giornale, sui blog di sformazione, riguardo il nuovo governo, le tasse, il futuro dei giovani, l’ano rotto della Minetti e tutte le puttanate insifonate a forza nelle nostre orecchie dalle 7am alle 7am del giorno dopo e via dicendo per tutti i giorni della nostra vita.
L’unica cura, sapete quale è?
Se non avessi questa fottuta malattia gialla che mi sta facendo gonfiare i muscoli della panza a suon di colpi di tosse vi direi “L’ERBA“.
Purtroppo, in attesa di una guarigione, non posso far altro che suggerire la doppia mandata della porta della vostra stanza, una connessione ADSL funzionante (in italia è un’impresa) e tanta musica e film da scaricare.
QUINDI, proseguo con l’idea che mi è venuta 507 parole fa quando ho premuto incautamente su “Scrivi Articolo”.
MUSICA che ascolto e che consiglio per uscire dal tunnel

Fugenn & The White Elephants: artista giapponese molto ambient e IDM, veramente notevole. Lo ascoltate qui sotto e questo è il profilo su last.fm. Mentre questo è un bel video sul tubo:
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Loops Haunt: Scott Gordon, aka Loops Haunt, inizia a fare musica nel 2004 spinto dalla crescente voglia di poter creare qualcosa di nuovo attraverso la sperimentazione e la manipolazione dell’hardware. Il risultato è geniale: una cerebrale miscela di hip-hop, dubstep ed elettronica distorta, beats tribali, bassi viscerali, attacchi di sintetizzatore e atmosfere futuriste. (fonte)
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Dusty Kid: del ragazzotto sardo, che sto amando alla follia, ne ho già parlato abbondantemente qua e pure gli amici di Guylum. Non è semplice stima la mia, è seria infatuazione per una musica techno minimal diversa dal solito. Ed insolitamente italiana.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Diego: il nome potrebbe essere fuorviante. Ed in effetti non si tratta di un tronista della De Filippi che fa musica house o quelle robbe lì. Bensì un bel gruppetto tedesco MOLTO interessante e dalla voce cavernosa e cavernicola. Simili per stile ai Joy Division nelle ballate più cupe ma potentissimi nelle tracce ritmate ed indie-pop. Alcuni accenni di synth-pop ci ravvivano le tempra.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Aziza Mustafa Zadeh: questa giovane figa da paura è anche una figlia d’arte. E’ la capostipite del genere “mugam” e cioè un misto tra jazz e musica tradizionale dell’Argerbaijan, terra dalla quale proviene. Vi consiglio di procurarvi col contagocce tutti i suoi dischi. Rallegreranno e toglieranno quell’aria insipida alle vostre stupide cene radical-chic coi vostri stupidi colleghi in doppiopetto da banca rurale.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Gary Moore: e che gli vuoi dire al miglior chitarrista nato-blues che questa terra abbia mai visto? Dai, non esageriamo. Non è il migliore, ma il sustain che da a questo pezzo è FUORI da ogni logica di fisica sonora. Santoddio, quando sono in macchina e mi fermo al semaforo, la gente si gira a guardarmi pensando che sia una stronza ad urlare come un’aquila perchè ho pisciato lasciando la tavoletta del water abbassata. [saltate direttamente qui per capire di cosa parlo]
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Stranded Horse: del folletto ne ho già parlato qui. Suona la kora, strumento dell’Africa occidentale che fonde un’arpa ed un liuto per tirarne fuori quello che sentite qui sotto. Lo amo.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
The Tallest Man on Earth: eccolo qui il post che avevo già scritto. La sua voce è inconfondibile, lo stile della sua chitarra pure. Ha fatto tre album, tre opere d’arte secondo il mio parere da giramondo quale sono. Il problema è che non riesco a farne a meno. Anche della traccia che c’è qui sotto.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Japandroids: questi stronzi li ho scoperti leggendo questo blog. Ora, il problema è che mi piacciono a tratti. Ma il pezzo qui sotto mi piace senza tratti: è TOTALE.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Murya: altro artista IDM ed ambient, molto utile nei momenti in cui vuoi alienarti e catapultarti nello spazio come una pallina del flipper. Perchè l’ambient sotto ce n’è parecchio, ma i microsuoni ed i tempi IDM ti segnano come se non ci fosse un domani.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Jeff Beck: ecco, qui si apre una ferita insanabile. Non solo perché il Jeff mi mette di fronte alla mia impotenza chitarristica, esponendo la virilità che amo tanto esibire quando suono. Ma anche perché il signore in oggetto sta ispirando l’opera che porto avanti in segreto sulla mia prima chitarra elettrica Stratocaster. Restate sintonizzati se la cosa vi desta interesse. Altrimenti GET THE FUCK OUT.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Trifonic: sono un duo di non so dove, che realizzano downtempo, glitch e IDM. Li adoro per via di un pezzo, quello qui sotto, che possiede delle sfumature vocali niente male. Oltretutto sono quanto di più vicino ci sia al concetto di music-sharing: portano avanti un sito web in cui realizzano video-tutorial di come realizzare musica elettronica e condividono basi e tracce dei loro pezzi in caso vogliate realizzare dei remix.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Kavinsky: avete visto DRIVE di N.W.Refn? Postai la scena epica dell’ascensore qui, infoiato perso dalla visione appena terminata del film. Stupenda la colonna sonora. Nella quale c’è questo pezzo, Nightcall, che dice:
There something inside you
It’s hard to explain
They’re talking about you boy
But you’re still the same
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Brazda lui Novac: è il nome che dava la popolazione romena ad un sistema di fortificazioni murali che l’impero romano aveva cominciato sotto Costantino I. Invece è un’artista romeno [RO-ME-NO] che esporta il feeling dell’est nella musica IDM ed elettronica. Da ascoltare, da avere, da sintonizzare sull’iCoso che vi portate dietro.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Gotye: e per chiudere in bellezza vi lascio con questo bellissimo artista che solo a guardarlo mammamia gli si vuole bene. Ne avevo parlato qui, e la canzoncina top che lo porta alla nostra attenzione mi si è piazzata in testa e non se ne va più via. Il duetto con Kimbra parla di qualcuno che ora conosciamo solamente. Chi è? Per voi, chi è?
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
SERIE TV nuove o vecchie

Boss: in una fittizia Chicago al sindaco viene diagnosticata una malattia incurabile e degenerativa che lo porterà alla morte sicura nell’arco di qualche anno. Questo scardina tutto il sistema che Tom Kane, il sindaco, e la moglie hanno messo in piedi per poter arrivare dove sono. Il sistema malato, la crudeltà delle apparenze nel mondo della politica, la droga e la dipendenza.. insomma, c’è di tutto in questa serie tv EPICA che bramo come un bambino brama il castello della Lego a natale. La sto amando, la sto seguendo, la sto desiderando nei giorni in cui non c’è. Se volete leggerne una recensione esaustiva, o comunque farvi un’idea migliore di quella che ho io, andate qua.
The Walking Dead: è partita, ed è già a buon punto, la seconda serie. Sembra un pochino più moscia della prima stagione ma era alquanto inevitabile. Noto una struttura dei personaggi più elaborata, c’è più spazio per i vivi che per i walkers. C’è più spazio nella storia ma non nelle ambientazioni: per ora è tutto ambientato in una fattoria e la cosa mi sta andando un pò stretta. Però va bene, almeno ci si focalizza di più sulla sostanza.
Misfits: generalmente la consiglierei subito a chiunque. Ma hanno cambiato il protagonista che rendeva la serie un pò teen-oriented ed è diventata più dark di quanto non lo fossero le precedenti due stagioni. Mi piace, i like it. Ma non sono entusiasta come lo ero in precedenza. Boh, staremo a vedere. Per il momento va giù in serenità, come lo sciroppo per la bronchite.
Homeland: la storia è quella del dubbio di un’agente della CIA che ritrova un marine in Iraq e teme che sia stato convertito pro-Iraq. Non ho ancora cominciato a vederla, ma ce l’ho tutta e volevo proprio cominciare ieri. Ma non l’ho fatto.
Boardwalk Empire: stessa cosa di cui sopra, ce l’ho tutte e 10 le puntate uscite della terza serie ma devo cominciare a guardarle. Sto aspettando che mi venga la polmonite per iniziare.
THE END
la verità? è che sta arrivando il natale. Ed io ancora aspetto il galeone dei pirati che ho chiesto all’età di 8 anni e che non è mai arrivato.
Misfits – il potere è di chi non ce l’ha

Qualche settimana fa sono stato molto malato.
E la cosa che mi riesce meglio da fare è procacciarmi film/serie tv da vedere nei periodi in cui devo rimanere a casa ad oziare o a passare del tempo che altirmenti sarebbe libero.
Mi imbatto in Misfits, una serie di produzione inglese (Yuppi!!) andata in onda sull’emittente E4, in soli 6 episodi per la prima serie e attualmente 7 per la seconda. Dicono che una terza serie è in lavorazione. Preferirei di no.
La storia sembra una puttanata di primo acchitto, infatti ero tentato di cestinarla dopo i primi 10 minuti. Ma poi ho intravisto qualcosa di notevole, qualcosa che mi ha fatto terminare la visione di tutti e 6 i capitoli in una notte sola.

La particolarità di questi 5 ragazzi costretti ai servizi socialmente utili (nel Regno Unito ci sono, e funzionano) è che si trovano sotto una tempesta di mega palle di grandine. Vengono colpiti da un fulmine e rimangono inspiegabilmente vivi e con delle abilità o capacità o superpoteri (che ci piace tanto dirlo oggi) differenti da soggetto a soggetto.
Rimangono comunque degli sfigatelli che devono finire il turno del servizio sociale, con le loro paranoie, le dissociazioni, gli schernimenti o gli attriti in famiglia. Sono comuni ragazzi adolescenti che passano un periodo di merda con dei poteri che non sanno di avere, per il momento.
La storia prosegue e con lei anche la scoperta reciproca delle capacità acquisite dopo la tempesta, rivelando che non sono gli unici ad essersi cuccati qualche particolare tipo di capacità extra.
Ciò che mi ha fatto amare la serie è, principalmente, la caratterizzazione riuscitissima dei personaggi. Rendere il leader del gruppo, Nathan Young, così fastidiosamente simpatico e allo stesso tempo amorevole è MOLTO difficile e questo sconosciuto attorello targato ’88 a mio parere è riuscito nell’impresa ed è andato anche oltre (considerando che nel 2010, stando ad IMDb, è impegnato in ben 4 lungometraggi).
Così come è difficile rendere interessante un plot trito e ritrito, in cui “oh, abbiamo dei superpoteri, usiamoli per essere buoni ma ovviamente dobbiamo esserlo contro uno come noi che sarà il cattivo” è il copione più visto nella storia degli eroi improvvisati.

Qui nessuno vuole dimostrare nulla a nessuno, c’è imbarazzo per il proprio potere che provoca una vita più difficile di quella da piccolo criminale che praticavo prima della tempesta. C’è qualcuno a cui il potere non sembra altro che un estensione della propria personalità, portata all’eccesso.
Insomma, di motivi per guardarla ce ne sono parecchi.
Personalmente adoro le produzioni inglesi, così come ho amato Dead Set o This is England ’86. Per il loro continuare ad utilizzare quasi sempre le stesse location per ogni episodio, riescono a creare un focolare attorno al quale identificarsi durante il bombardamento di informazioni nella visione della pellicola. Queste ambientazioni così poco di classe, arredamenti urbani e street art.. non lo so, mi hanno sempre attratto più della artificiosità della serie in costume o del set costruito ad arte e curato nei minimi particolari (Boardwalk Empire o The Walking Dead, per dire).
FORTUNATAMENTE, e lo dico urlando, non c’è traccia di una trasmissione Italiana dell’opera. Fortunatamente ve la dovrete sorbire, qualora deciderete di seguire il mio consiglio, in lingua originale (cliccaci se vuoi procurarti la prima serie) con sottotitoli italiani. E sarà un bene, perché l’accento caciottaro e provincialotto di Kelly è veramente esagerato e godibilissimo.
Una nota di merito alla colonna sonora, condita egregiamente da pezzi notevoli e posizionati nei punti giusti al momento giusto. E che contiene questo:
01 – The Rapture – Echoes
02 – 1×01 – Hot Chip – Out at the Pictures
04 – 1×01 – Gang Starr – Here Today, Gone Tomorrow
05 – 1×01 – The Velvet Underground – Heroin
06 – 1×01 – Florence and the Machine – Youve Got The Love
07 – 1×01 – The Cribs – Stick To Your Guns
08 – 1×01 – Candi Staton – Im Just A Prisoner (Of Your Good Lovin)
09 – 1×01 – LCD Soundsystem – Get Innocuous
10 – 1×01 – Unkle – Lonely Soul
12 – 1×02 – Gene Pitney – 24 Hours From Tulsa
13 – 1×02 – Gene Pitney – Somethings Gotten Hold Of My Heart
14 – 1×02 – Kraftwerk – Franz Schubert
15 – 1×02 – Klaxons – Atlantis To Innerzone
16 – 1×02 – Aphex Twin – Tamphex
17 – 1×02 – Metronomy – On Dancefloors
18 – 1×02 – Kraftwerk – Europe Endless
19 – 1×02 – Urge Overkill – Girl, Youll Be a Woman Soon
20 – 1×02 – James Blunt – Youre Beautiful
21 – 1×02 – Joy Division – Atmosphere
22 – 1×02 – Neil Diamond – Girl Youll Be A Woman Soon
23 – 1×03 – Hardknox – Attitude
24 – 1×03 – Ms. Dynamite – Krazy Krush
25 – 1×03 – La Roux – Growing Pains
27 – 1×03 – Kleerup – Until We Bleed
28 – 1×04 – Taj Mahal – Johnny Too Bad
29 – 1×04 – The Specials – A Message To You Rudy
30 – 1×04 – Skepta – Rolex Sweep (Vandalism Remix)
31 – 1×04 – Gipsy Kings – Hotel California
32 – 1×04 – Kasabian – Underdog
33 – 1×04 – Klaxons – Four Horsemen Of 2012
34 – 1×04 – Justice – Phantom Pt. II (Boys Noize Remix)
35 – 1×04 – Justice – Stress
36 – 1×04 – Benga – E-Trips
37 – 1×04 – Benga – 26 Basslines
38 – 1×04 – Adele – Hometown Glory (High Contrast Remix)
39 – 1×04 – La Roux – In For The Kill (Skreams Lets Get Ravey Remix)
40 – 1×05 – The Courteeners – Not 19 Forever (Instrumental Mix)
42 – 1×05 – The XX – Stars
43 – 1×05 – Damien Rice – Delicate
44 – 1×06 – The Horrors – Primary Colours
45 – 1×06 – Kraftwerk – Radioactivity
46 – 1×06 – Lady Gaga – Just Dance
47 – 1×06 – The Prodigy – Smack My Bitch Up
48 – 1×06 – Dean Martin – Thats Amore
49 – 1×06 – War – Low Rider
50 – 1×06 – Chase And Status – Pieces (feat. Plan B)
51 – 1×06 – Iron And Wine – Such Great Heights
52 – 1×06 – Blur – To The End
Le migliori serie tv del 2011
In questi tempi così veloci e che richiedono sempre meno attenzione per concentrarsi su un solo obiettivo, guardare Serie TV è diventato il miglior passatempo di una parte di noi ggiovani d’oggi.
Il perchè non chiedetelo a me, non sono psicanalista e forse me ne servirebbe uno, o due. So solo di averne questa consapevolezza e che lei non mi porterà lontano. Detto questo, illustro le serie tv che sto seguendo in questo momento della mia vita. E che continuerò a seguire finchè non finiscono.
1. Boardwalk Empire

Non ho MAI amato il periodo americano degli anni 20-30, troppi strass, troppi fronzoli, troppe stronzate estetiche. Non pensavo che il grande Scorsese (regia suprema) mi potesse far appassionare al momento storico del proibizionismo trattato in questa serie da 12 episodi. Il tema centrale è la corruzione politica e il continuo arricchimento della malavita con la vendita del materiale dichiarato illegale in quel periodo. C’è un giovanissimo Al Capone interpretato dall’immenso Stephen Graham che incontra un Jim Darmody in fasce, interpretato da Michael Pitt. Insomma un cast DA PAURA con capobranco il sempreverde Steve Buscemi.
2. Dead Set

Miniserie inziata e finita in una notte, complice il mio frocismo per l’elemento zombie, da sempre calamita della mia attenzione. I 5 episodi funzionano BENISSIMO, non ci si annoia nè si tira un minuto di sospiro di sollievo. E poi tutti gli elementi antropologici della società odierna si palesano e si interfacciano alla grande con la metafora dello zombie come essere morto-non morto. Ne ho già parlato, per bocca di altri, in questo post. Non potevano condesare meglio il mio pensiero. Quindi la straconsiglio a chiunque, anche a quelli che rischiano di sbrattare alla visione di un’agopuntura. Per stomaci forti, indubbiamente. E poi c’è ancora una volta il grande Graham.
3. Rubicon
![]()
Questa mi sta facendo intrippare, e non poco. Motivo scatenante è la mia passione innata per i complotti, le teoria complottiste e lo stato sopra lo stato, governato da signorini sopra la legge e avallati dallo stato stesso. Mi trovo in difficoltà nel seguirla in quanto serie atipica, o meglio di atipico lo sono i suoi tempi. Un episodio dura pochi minuti meno di un’ora e all’interno di esso si dice ben poco o nulla. E’ tutto molto SOSPESO e un passo alla volta, molto piano, ti porta allo step successivo. Alla fine ciò che traina il carretto è la presenza (non eccezionalissima diciamo) di James Badge Dale, già visto in The Pacific, e la sua capacità di comunicare uno stato mentale di dissenso e dissociamento dalla realtà.
4. Lie to me

Ahahah, perchè per ultima la migliore mai realizzata? Perchècazzo? Perché è la migliore, ed è in play la terza stagione. E non mi stancherò MAI di guardare l’immenso ed unico Tim Roth spulciarti le espressioni facciali per capire se cazzeggi o no. E tutta la storia, in ogni fottuto episodio, è costruita da dio. E in questa terza serie si intravedono le debolezze di Cal Lightman e i tentativi di mascherarle sono sempre più evidenti e la cosa mi arrapa da morire. Come lo fa, involontariamente, Kelli Williams nel suo ruolo disperato di rimettere ogni volta in carreggiata il socio Cal dal mandare allo sfacelo il Lightman Group. Presto, non so quando, ne verrà fuori su queste pagine un’analisi dettagliata della serie in questione.
Dead Set
Avete mai visto uno zombie su una sedia a rotelle? In questa serie tv, lo vedrete.
Sedetevi al buio, alzate il volume al massimo e godetevi due ore di spasmodico massacro.
Durante la puntata finale della milionesima edizione del Big Brother inglese si diffonde un’epidemia che trasforma i morti in cannibali rabbiosi.
La casa dello spettacolo, da oggetto di voyeurismo morboso, diventa un occhio sul mondo prossimo a spegnersi nel sangue e unico luogo di transitoria salvezza dai fan dei partecipanti che bramano, come già in vita, di nutrirsi della vita dei loro idoli.
E mentre i telegiornali di tutto il mondo trasmettono bollettini di guerriglia, che non interessano a nessuno, al ritmo della peggior musica pop i cancelli dello studio vengono sfondati ed inizia l’assedio.

“Dead set” è una miniserie di 5 puntate di grande efficacia, dure e brevi come un pugno nello stomaco, caratterizzate da una satira leggibilissima ed attuale e, per la gioia degli horror-maniaci, da un’overdose di adrenalina e da un groviglio di budella e corpi smembrati che supera ogni limite per ciò che fin’ora si sia mai visto in televisione (e, duole dirlo, persino nei recenti film di Romero).
Come avvisa la voce che presenta ogni puntata, il linguaggio è molto forte e alcune scene sono davvero disturbanti, disinibite nell’esibizione della violenza e sempre ad altissima tensione.
E’ uno spettacolo spesso snervante, tra fughe, isterismi di gruppo, assalti improvvisi, della durata giusta per non scadere nel ripetitivo e senza che siano disperse le opportunità che può offrire una storia corale.
Così la caratterizzazione dei personaggi, anche se in alcuni casi è stereotipata (come del resto lo sono i criteri di selezione dei partecipanti del Grande Fratello, dipinti come veri idioti del nuovo millennio), diventa funzionale agli snodi narrativi che ci trascinano, senza un attimo di pausa, verso il grand-guignol finale (15 gloriosi minuti di apocalisse splatter).

Ripreso con mano sicura grazie ad una telecamera a mano mai pudica nel mostrare l’orrore, assolutamente in linea con la lezione impartita da Danny Boyle in “28 giorni dopo”, ma memore degli estremi tanatologici raggiunti da Romero nei suoi primi film, mescola un ritmo forsennato all’efferatezza spinta; inoltre rinuncia ad offrire appigli di speranza fin dall’inizio e sostituisce l’ironia con satira grezza, diretta, impietosa, di cui si fanno portavoce il partecipante nerd e intellettualoide (vero concentrato di miseria umana odiato da tutti) e il produttore dello spettacolo, un lucido psicopatico, talmente cinico da spolpare di persona i cadaveri per usarli come esche, unico ad avere cognizione dell’essenza del suo show e pieno di disgusto per i concorrenti (persone senz’arte né parte affamati di cuori da conquistare prima di subire un meritato contrappasso).
I partecipanti sembrano quasi osservare quello che hanno creato, gli zombie sono asserragliati intorno al loro nuovo luogo di culto aspettando di ricevere il loro pezzo di carne, il loro brandello di fama.
Ormai destituitosi da solo dal ruolo di sociologo che trasforma gli zombie in metafore sempre utili per ogni epoca, pur sotto diverse spoglie, Romero viene preceduto nelle intenzioni, scavalcato sul piano della carneficina morale.
Ciò che infatti trapela in modo quasi urlato dalla serie è la cattiveria di cui è intrisa, che spesso sconfina nel disprezzo senza sconti, verso la pornografia dei reality e la rincorsa alla fama facile e senza meriti.
Una sorta di vendetta che, paradossalmente, vede tra i protagonisti anche passati concorrenti di Big Brother e che risulta essere prodotta da una compagnia della Endemol.
Articolo totalmente tratto da qui.
Fruibile totalmente da qui, in lingua originale + sottotitoli in italiano.
UPDATE: al riguardo c’è un altro BELLISSIMO articolo e lo potete leggere qui.








